Il commercio al dettaglio in Alto Adige: un investimento sotto l’egida della Corte Costituzionale italiana?

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Il commercio al dettaglio nei centri abitati!

Negli ultimi decenni la Provincia altoatesina si è opposta con successo attraverso la sua politica commerciale al commercio al dettaglio al di fuori dei centri abitati.

Nelle zone produttive collocate in periferia, in cui i terreni edificabili sono di gran lunga più convenienti che nei centri abitati, il commercio al dettaglio è in genere permesso solo con riguardo a merce voluminosa e ben circoscritta, come p.es. autoveicoli, materiali edilizi, mobili ecc.. È ben vero che in tali zone produttive esistono anche alcuni (pochi) grandi centri commerciali, ma questi sono stati costruiti in particolari circostanze ed in forza di provvedimenti giudiziari e, nella norma, sempre contro la resistenza delle amministrazioni pubbliche.

Questo sarà anche uno dei motivi per cui soprattutto nell’ambito del commercio di prodotti alimentari e nel settore della moda, ma anche con riguardo ad altri beni di consumo, il livello dei prezzi in Alto Adige è più alto rispetto ai vicini grandi centri commerciali di Innsbruck a nord e di Verona a sud.

Gli sforzi dello Stato per le liberalizzazioni.

Il governo Monti (2011-2013) ha più volte tentato di liberalizzare il commercio al dettaglio in Italia e di allentare le limitazioni tese ad aggravare l’insediamento e l’apertura dei centri commerciali; nel profondersi in tali sforzi il governo italiano è andato anche oltre ciò che stabiliva la direttiva EU Bolkestein.

Il commercio in Alto Adige e la Corte Costituzionale italiana.

La Provincia dell’Alto Adige gode in materia di commercio di potestà legislativa secondaria, il che vuol dire che le proprie leggi provinciali si devono attenere ai limiti dei principi delle leggi dello Stato.

Con la legge provinciale n. 7/2012 l’Alto Adige ha recepito in parte la riforma Monti. Contro tale legge provinciale il governo italiano ha, però, sollevato questione di legittimità costituzionale presso la Corte Costituzionale e questa con la sentenza n. 38/2013 ha dichiarato costituzionalmente illegittime alcune delle disposizioni della legge provinciale. Si trattava di disposizioni che, tra l’altro, permettevano in maniera molto limitata l’insediamento di attività di commercio al dettaglio nelle zone produttive.

La Corte Costituzionale ha ritenuto che attraverso tali limitazioni venisse violata la potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. Un divieto ovvero una forte limitazione all’insediamento di aziende commerciali nelle zone produttive non poteva essere giustificata neanche, così la Corte, da ragioni inerenti la pianificazione territoriale, dal momento che tali zone sono destinate proprio a fini produttivi. Le asserite ragioni urbanistiche addotte per escludere l’attività di commercio al dettaglio da tali zone sono da ritenersi, pertanto, come un’indebita ingerenza nella materia della tutela della concorrenza ed in quanto tale è, quindi, preclusa alla Provincia dell’Alto Adige.

Con una successiva modifica della legge urbanistica provinciale (la legge provinciale del 24 ottobre 2014) il legislatore altoatesino ha, quindi, disciplinato ex novo l’insediamento delle attività di commercio al dettaglio nelle zone produttive. Questa nuova disciplina prevede un forte contingentamento delle aree nelle zone produttive da destinarsi al commercio al dettaglio. Considerato che in tale contingente vanno incluse anche le attività già esistenti, alla fine non ci sarà quasi spazio per l’apertura di nuove attività di commercio al dettaglio.

La situazione attuale

Nel gennaio 2015 il governo italiano ha proposto un ricorso presso la Corte Costituzionale anche contro tale nuova disciplina eccependone l’illegittimità costituzionale. Secondo il governo italiano tale disciplina violerebbe il principio generale dell’ordinamento giuridico italiano secondo cui aziende commerciali nuove possono venire insediate sull’intero territorio nazionale senza che possano essere previsti a tal riguardo contingenti, limitazioni territoriali o altri tipi di limiti, con la sola eccezione di quei limiti posti a tutela della salute, dei lavoratori e dei beni culturali.

Il procedimento innanzi alla Corte Costituzionale tuttora pende.

Se dovesse venire accolto il ricorso ovvero la questione di legittimità costituzionale (ed alla luce della sentenza n. 38/2013 ciò pare probabile), si può presupporre che la Provincia continuerà a tentare di introdurre nuove limitazioni e di mantenerle il più a lungo possibile. Pertanto, gli investitori che hanno interesse ad “avventurarsi” nelle zone produttive dovranno probabilmente continuare a fare i conti con alcuni ostacoli.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Bolzano, facendo leva sui principi già sanciti nella precedente sentenza della Corte Costituzionale, si è anch’esso rivolto ad inizio 2015 alla Corte Costituzionale sollevando questione di legittimità costituzionale in ordine ad una norma eccezionale della legge urbanistica provinciale che permette l’insediamento di un unico centro commerciale provinciale in una zona produttiva. Il T.R.G.A. di Bolzano, inoltre, ha sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale anche la nuova disciplina riguardante l’insediamento delle attività di commercio al dettaglio nelle zone produttive, la cui illegittimità costituzionale, peraltro, era già stata sollevata dal governo italiano.

Anche questo procedimento pende tuttora innanzi alla Corte.

Prospettive

Si può partire dal presupposto che anche in Alto Adige l’insediamento di centri commerciali in zone produttive alla lunga non potrà venir frenato. Fino a lì, però, potrebbe anche passare un po’ di tempo; le imprese che in tale fase di transizione riusciranno ad assicurarsi una rendita di posizione, potranno procurarsi considerevoli vantaggi concorrenziali. Diversi grandi complessi industriali austriaci hanno già intrapreso concrete iniziative in tal senso, ma anche in questo caso è bene tenere presente che chi si vorrà muovere in questa zona d’ombra non lo dovrebbe mai fare senza essere assistito da una consulenza legale competente ed interdisciplinare.

Giandomenico Pittelli

Baur Walzl Bott- Rechtsanwälte- Studio legale associato

avv.Pettenelli

 

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